Il compito in classe di Elettrotecnica per gli studenti di una classe terza del corso di Elettronica è sempre stato, e probabilmente continua ad esserlo, un momento di sofferenza e tensione. Per alcuni studenti, forse, sarebbe meglio prendere un bel ( 4 ) quattro, senza dover subire l'atmosfera pesantissima delle due ore della prova scritta.
L'insegnante, che per esperienza conosce la situazione, se vuole ottenere risultati il meno possibile influenzati da questo pesante clima, deve cercare in qualche modo di stemperare l'ambiente in aula, prima e durante la prova con aneddotti o frasi ad effetto. E' in momenti come questo che l'insegnante manifesta le sue doti di attore e volte sono proprio gli studenti che, involontariamente, si prestano, loro malgrado, a fargli da "spalla".
Dicembre, inizio anni '90. La classe 3F, alla prima ora di una fredda mattina, si appresta a sostenere la seconda prova scritta di Elettrotecnica sui teoremi/principi ( Thévenin, Norton, Millmann, Sovrapposizione degli Effetti ... elenco per il lettore) per risolvere le reti elettriche. L'insegnante, neanche a scriverlo sono io! E come insegnante, che è stato studente,
so che i miei ragazzi hanno foglietti e bigliettini nascosti ovunque, schemi disegnati sulla gomma, incisi sul fondo della calcolatrice, disegnati sulla sedia o sul muro. Come prassi, prima dell'inizio di ogni prova individuale li avviso che se scoprissi questo o quello ritirerei il compito con l'inevitabile quattro sul registro. Uso sempre una frase ad effetto del tipo: "Ora io mi giro verso la lavagna e voi togliete tutti i foglietti e cancellate tutti gli schemi,
anche se non sono vostri dal banco, dal muro, dalla sedia, dalla suola delle scarpe ecc... tempo 3 minuti. Appena mi giro, arriva il solito rumore di carte, sedie e banchi che si spostano per farmi contento e sicuramente anche per nascondere meglio i biglietti da qualche parte, che non ho elencato nel discorso minatorio. Trascorso il tempo mi rigiro e consegno le fotocopie,
con il testo della prova.
Si inizia.
C'è chi impreca perché non ricorda questa o quella formula e chi, prendendosi la testa fra le mani, finge di pensare o forse pensa per davvero. Nel complesso tutto sembra procedere per il meglio. La disposizione dei banchi a macchia di leopardo, coniata più tardi dal prof. Viola, già allora evitava le copiature più sfacciate. Dopo il solito giro tra i banchi, più per abitudine, che per controllare, mi siedo e mi appresto a leggere qualcosa.
- Scusi prof. - interviene uno studente in fondo all'aula per chiedere spiegazioni in merito ad uno degli esercizi. Quando andavo a scuola io ci si rivolgeva all'insegnante con il termine Professore preceduto o no da Signor. Ora si usa dire solo prof. Tra vent'annì, o forse meno, gli studenti chiameranno l'insegnante solo con una semplice p.: - Scusi p. avrei una necessità -. Questi curiosi pensieri vengono interrotti dalla voce di un altro studente seduto in un banco in prima fila appiccicato alla cattedra, impedendomi di rispondere al suo compagno.
- Scusi prof. - esordisce - io non ho ben capito come devo procedere con due generatori elettrici... - e per attirare l'attenzione alza meccanicamente il palmo della mano sinistra rivolto verso di me.
Da non credere: un piccolo Bignami! Il palmo della mano era una pagina di un libro di elettrotecnica, con tanto di disegno e formule in miniatura.
-Fai un pò vedere più da vicino che non leggo bene - rispondo prontamente allungandomi e stringendo gli occhi per decifrare il "manoscritto". Lo studente, accortosi della grave imprudenza, abbassa immediatamente la mano cercando di nascondere la prova dell'inganno e senza che io possa proseguire mi supplica:
- No, prof. non mi dia quattro, ho già preso un'insufficienza nella prima prova, con questa mi rovino -. Lo sguardo quasi disperato, le guance ormai di color fuoco e la maestria nell'escogitare quel sistema di copiatura m'indussero a non applicare per una volta il regolamento, ma a sanzionare "materialmente" lo sprovveduto studente.
- Sbaglio o mi sembra di averti visto arrivare con il casco e i guanti - rispondo con decisione. Lo studente scuote la testa per confermare.
- Bene! Allora, metti il casco sulla testa ideatrice dell'imbroglio e infila il guanto sinistro sulla mano responsabile materiale del reato. Terrai questi due strumenti di "penitenza" addosso per tutta la durata del compito.
- Grazie Professore - risponde lo studente che rapidamente s'infila il casco
e il guanto sulla mano sinistra accompagnato da fragorose risate e da un lungo applauso dei suoi compagni di classe.