Premessa

Estate 2006. - Un agosto cosi non si vedeva da anni, ma da molti anni - ripeteva l'anziano idraulico guardando il mare. Un vento pungente spazzolava la sabbia bagnata tra gli ombrelloni chiusi. I lettini abbandonati dai bagnanti rendevano ancor piu' desolante la spiaggia. Tutti stipati al bar del bagno, cercavamo di far passare il tempo parlando di tutto. Tra una chiacchiera e l'altra si teneva sempre l'occhio rivolto al cielo per scoprire in un qualsiasi squarcio, tra le nuvole cariche di pioggia, almeno le orecchie del sole e non solo l'occhio.
          Si parlava con gli amici della possibilità di trascorrere una giornata diversa dalle solite fatte di spiaggia e passeggiate. Daniele e Bruna, una coppia di carissimi amici di Cesena ci fornirono questa opportunita', raccontandoci del ritrovamento dei resti di un complesso di epoca romana repubblicana, di circa 2200 anni fa, vicino a Cesena, comprendente tre fornaci praticamente intatte e sicuramente una villa romana adiacente a queste ancora sepolta.

Il racconto di Daniele.

          Daniele ci presentò sinteticamente i lavori relativi alla realizzazione di una condotta delle acque del Canale Emiliano Romagnolo nel comprensorio di Cesena. Durante il sondaggio del terreno con trivelle, per il controllo sulla presenza di ordigni bellici inesplosi ( carotaggio in termine tecnico ) presso la località Borgo di Ronta, frazione a pochi chilometri da Cesena, sono stati riportati in superficie laterizi e vasellami. Gli operai informarono Daniele, Ingegnere responsabile dell'area tecnico-agraria, che interruppe i lavori di escavazione ed informò la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna.
          - Vista l'importanza dei reperti portati alla luce, ho dovuto modificare il progetto e deviare il tracciato originale della condotta per salvaguardare l'area archeologica - raccontò Daniele. - In questo modo - proseguì - i lavori della condotta sono stati portati avanti e nello stesso tempo sono iniziate le operazioni di scavo nel sito archeologico, con la presenza di archeologi ed esperti. Da oltre due metri e mezzo di profondità, sono emerse tre fornaci romane quasi intatte, un pavimento a mosaico e un dolio in laterizio perfettamente conservato, interrato e coperto da una tegola andata rotta dalla pala dell'escavatore. Sono stati trovati, inoltre, anche altri reperti di vario genere -.
          Daniele ci propose una visita guidata con la presenza di un archeologo.

La Visita.

          Mercoledì mattina, giorno della visita, era una bella giornata soleggiata. Alle 10 eravamo già a Ronta, in via Fornasaccia. Bruna, la moglie di Daniele, ci aveva guidato per le stradine della campagna cesenate.

Parcheggiate le auto nel cortile di una casa colonica apparentemente disabitata, ci siamo avviati tra due file di peschi. Fatti pochi metri ci siamo trovati in un prato segnato dalle evidenti tracce della messa in posa della condotta per l'irrigazione. In fondo al campo sulla sinistra, un telone a tre arcate copriva il sito archeologico. Ci accolse Corrado, l'archeologo che seguiva i lavori; poco dopo ci presentò Elena, una ragazza pure lei impegnata nel lavoro di recupero. Con competenza, Corrado illustrò, per noi profani, il periodo storico a cui risalivano i reperti e delle condizioni che, con molta probabilità, determinarono la nascita dell'insediamento produttivo nel II secolo A.C., in prossimità del fiume Savio.

Le Immagini



Nell'immagine, noi turisti ascoltiamo la presentazione del sito archeologico da parte di Corrado, il primo a destra.



Nell'immagine, osserviamo il dolio in laterizio interrato. E' opinione di Corrado, a sinistra nella fotografia, che oltre al dolio trovato, ve ne potrebbero essere altri, visto che avevano la funzione di contenere granaglie per l'alimentazione.
          Di seguito alcune immagini del sito archeologico.





A sinistra una parte del pavimento a mosaico con camminamento costruito con laterizi.



Pavimento a mosaico visto dall'alto.



Pavimento a mosaico visto di lato.



Pavimento a mosaico con un muretto in laterizi sulla sinistra.



Particolare di una fornace. Si possono notare le travature in pietra che sovrastano gli archi del forno.



Particolare di una fornace. Si possono notare le arcate e le travature in pietra che sovrastano gli archi del forno. Intorno alla fornace un impasto di argilla e paglia per mantenere il calore all'interno della zona di cottura posta sopra alle travature.



Arcata del forno di una fornace. All'interno del forno non era presente alcun spigolo vivo per evitare la dispersione di calore.



Vista della fornace con zona di cottura sovrastante le camera del fuoco. Il calore usciva dalle aperture e cuoceva i laterizi. L'area di cottura era ricoperta da uno strato di argilla e paglia per il mantenimento del calore. Una volta terminata la cottura, questo strato di argilla veniva distrutto per estrarre i laterizi pronti all'uso.



L'articolo pubblicato sulla rivista INARCOS- Ingegneri Architetti Costruttori



Un tesoro archelogico negli scavi per le diramazioni dal CER a Ronta di Cesena.

Autori: DOTT. ING. PIERO MATTARELLI - DOTT. ING. DANIELE DOMENICHINI

I RITROVAMENTI

          Nel corso delle escavazioni, controllate organicamente da personale specializzato, sono affiorati in località Ronta di Cesena i resti di un imponente complesso di epoca romana repubblicana (II secolo a.C.). Così commenta i ritrovamenti (fotografie in figure 10-13) la Soprintendenza archeologica per l’Emilia-Romagna [1]: “Gli scavi di controllo eseguiti in previsione della realizzazione di una condotta delle acque del Canale Emiliano Romagnolo nel comprensorio di Cesena ovest hanno messo in luce un complesso di eccezionale importanza, con strutture di epoche diverse (sovrapposte) e con ambienti riferibili ad un impianto produttivo per la cottura di manufatti e, forse, ad una villa rustica.
         … sono visibili due fornaci rettangolari di grandi dimensioni destinate alla cottura di laterizi (in particolare tegole e coppi), quattro ambienti delimitati da muri in embrici e pezzame laterizio, un grande vaso in terracotta (dolio) completamente interrato e resti di strutture murarie che mostrano, ben riconoscibili, le basi dei pilastri di un portico.



          Ronta (Cesena). Veduta d’insieme del sito archeologico.

È stata individuata anche una terza fornace (antecedente le altre due e in parte obliterata dalla fornace B) a riprova di un perdurare nel tempo del complesso produttivo. Evidentemente la vicinanza al fiume Savio, l’ampia disponibilità della materia prima e, non ultimo, l’espansione edilizia della zona a partire dall’età repubblicana con conseguente richiesta di manufatti, faceva del sito il luogo ideale per impiantare questo tipo di complessi.”



          Ronta (Cesena). Pavimentazine romana a mattoncini.

          L’importanza del sito ha reso necessaria la salvaguardia totale dei manufatti, e conseguentemente la deviazione locale del tracciato della condotta su un tracciato alternativo in prossimità di quello progettuale. Prima dell’esecuzione degli scavi di linea sono stati eseguiti sondaggi per la ricerca di eventuali ordigni bellici lungo tutto lo sviluppo del tracciato. Proprio queste trivellazioni, eseguite su due allineamenti paralleli distanziati di 2,80 m, ad un interasse di 2,80 m e ad una profondità di 5 m dal piano di campagna, hanno portato alla superficie elementi appartenenti a strutture murarie e vasellame.



          Ronta (Cesena). Dolio in terracotta.

Di concerto con l’organizzazione preposta al controllo archeologico (La Fenice Archeologia e Restauro s.r.l. di Bologna) e con l’ispettrice della Soprintendenza dott.ssa Maria Grazia Maioli, si è ritenuto necessario fare luogo ad unoscavo preliminare di assaggio, al fine di approfondire la conoscenza del sottosuolo alla profondità di posizionamento delle condotte. È così venuto alla luce un complesso di fornaci di epoca romana repubblicana in ottimo stato di conservazione (planimetria in figura 14).



          Fig. 14 - Ronta (Cesena). Planimetria del sito.

          Al di là del vivo interesse e della naturale soddisfazione per l’importanza del sito, il ritrovamento pone alla direzione lavori problemi rilevanti, da risolvere molto velocemente. Alla necessità di non danneggiare in alcun modo le antiche strutture, si aggiunge quella di individuare un tracciato alternativo a quello di progetto in modo da non interrompere l’attività dell’impresa appaltatrice.
          In sede di consegna dei lavori, l’impresa ha ottenuto la possibilità di occupare temporaneamente, per la posa delle condotte, una fascia di terreno larga 16 m lungo tutto il tracciato di progetto. La larghezza corrente della fascia consente, oltre che lo scavo propriamente detto, il deposito provvisorio del terreno, lo sfilamento dei tubi in adiacenza allo scavo ed il transito dei mezzi di cantiere per il trasporto e la posa in opera dei tubi stessi. Qualora, per qualche evenienza, si renda necessario occupare terreni posti al di fuori della fascia, si deve aprire una complessa procedura finalizzata alla ricerca di accordi (possibilmente bonari) con i proprietari, alla redazione di stati di consistenza per le nuove occupazioni e alla quantificazione dei danni apportati al soprassuolo.
          Dopo la scoperta del sito è stata per l’appunto attivata una delicata trattativa con i proprietari dei terreni latistanti al tracciato, al fine di pervenire all’occupazione temporanea di ulteriori superfici per l’effettuazione di nuove indagini, necessarie all’individuazione – sempre di concerto con la Soprintendenza archeologica – di un tracciato alternativo per le condotte. L’accordo bonario con i proprietari è stato infine raggiunto, ovviamente con il riconoscimento di ulteriori indennità per occupazione temporanea, danni al soprassuolo e perdita di frutti pendenti.
          Le prime indagini sono state effettuate con trivella di diametro 20 cm sul lato ovest della fascia di occupazione corrente, verso il fiume Savio, per una lunghezza di circa 250 m e una larghezza di circa 80 m. Lungo l’intera area i sondaggi (simili a quelli effettuati inizialmente per la ricerca di ordigni bellici) hanno evidenziato, ad una profondità variabile da 3 a 4,20 metri, la presenza di vasellame, ceramica e strutture in laterizio. La grande quantità dei ritrovamenti ha consigliato di escludere, ai fini del tracciato alternativo, l’area compresa fra le fornaci già affiorate e la via del Fiume in Ronta, nella quale gli esperti hanno ipotizzato la presenza di un prolungamento degli edifici produttivi già rinvenuti, se non di strutture e ambienti ad uso abitativo costituenti una domus romana. La ricerca del percorso alternativo è stata quindi indirizzata sul lato opposto con l’impiego di un escavatore meccanico, mediante la formazione, a partire dal sito archeologico, di trincee perpendicolari al tracciato di progetto in direzione est. Individuata una zona sufficientemente libera da strutture edilizie antiche, si è proceduto allo scavo di una trincea parallela al tracciato di progetto, di larghezza 80 cm e profondità 3,50 m. Questa trincea, propedeutica allo scavo vero e proprio per la posa in opera delle condotte, ha portato alla luce – oltre a scarichi di anfore, pezzame di laterizio e resti di fornaci smontate – due pilastri di dimensioni in pianta 1,00 x 0,90 m, aventi le stesse caratteristiche e orientamento di quelli ritrovati nello scavo delle fornaci, e sicuramente costituenti la struttura portante della copertura degli ambienti produttivi.
          Ma il ritrovamento più importante di questa fase è certamente una strada romana, di epoca coeva agli altri ritrovamenti, parallela alla via Fornasaccia e distante da questa circa 30 m. Posta ad una profondità di 2,70 m dal piano di campagna attuale, presenta una carreggiata di larghezza 4 metri, con massicciata a dorso d’asino costituita da pezzame di laterizio di piccole dimensioni e frammenti ceramici per uno spessore complessivo di 15 cm. Questa strada si può classificare come un decumano minore, con andamento est-ovest, ed è perfettamente allineata con la via Melona, a tutt’oggi decumano principale ancora indicante l’ordinamento dell’area centuriata della pianura cesenate.
          Ovviamente, tutte le fasi di lavoro descritte sono state costantemente seguite dall’organizzazione specializzata di fiducia della Soprintendenza archeologica, che provvedeva alla verifica e al rilievo di tutto quanto affiorava durante lo scavo. Riconosciuta, da parte della Soprintendenza, la possibilità di eseguire la posa dei tubi lungo l’asse del tracciato individuato con il prescavo, si è proceduto successivamente al rilievo plano-altimetrico e fotografico dei pilastri, della strada ed all’asportazione di tutti gli affioramenti mobili (frammenti di anfore, elementi di laterizio, ceramiche). Contemporaneamente la Direzione lavori, di concerto con l’impresa esecutrice, procedeva alla predisposizione della variante al progetto al fine di oltrepassare il sito archeologico evitando danneggiamenti ai preziosi ritrovamenti. La variazione, oltre che planimetrica, è stata anche altimetrica infatti, per non interferire con la struttura della strada romana, è stato necessario modificare la livelletta di posa della tubazione con uno spostamento verso l’alto di 1,20 m. Tutte le fasi descritte (sondaggi, scavi preliminari, predisposizione della variante) si sono svolte senza che l’impresa appaltatrice abbia dovuto sospendere le lavorazioni o modificare il programma dei lavori. In sostanza, grazie allo spirito di collaborazione espresso da tutti gli attori interessati alla realizzazione dell’opera (responsabile del procedimento, direzione lavori, Soprintendenza archeologica, impresa esecutrice, proprietari dei terreni) si sono evitati sia i temuti aumenti di costo in seguito a varianti in corso d’opera, sia le riserve dell’impresa per ritardi, danni o maggiori oneri imposti dalle modifiche. Nei lavori relativi al tratto di by-pass, particolare cura è stata posta alla protezione della massicciata dell’antica strada romana con geotessile e sabbia per uno spessore di 50-60 cm. Al momento in cui si scrivono questi appunti (giugno 2006 ) l’esecuzione della tratta lunga 5130 m da Cannuzzo, in comune di Cervia, a Martorano, in comune di Cesena, è stata completata con successo e senza riserva alcuna da parte dell’Impresa.

LE INIZIATIVE DI DIVULGAZIONE

          Il ritrovamento di questo insediamento produttivo romano, in ottimo stato di conservazione e integrità, ha prodotto nel pubblico un vivissimo interesse e ha attivato numerose iniziative di comunicazione e di approfondimento. In data 2 dicembre 2005 il Consorzio per il Canale Emiliano Romagnolo teneva, in accordo con la Soprintendenza archeologica, una conferenza stampa presso i locali della pieve di Ronta, per la presentazione ufficiale del sito archeologico. Analoga iniziativa veniva intrapresa il 30 marzo 2006 dal Comune di Cesena, di concerto con l’Associazione Terre Centuriate Cesenati, per dare nuova enfasi al ritrovamento e pubblicizzare una visita guidata agli scavi, aperta a tutta la cittadinanza, per il giorno 2 aprile successivo. Nuovamente, in data 15 giugno 2006 il Comune di Cesena ha aggiornato gli organi di stampa sugli sviluppi degli scavi archeologici e divulgava un’interessante manifestazione programmata per la festa di San Giovanni, patrono di Cesena: una camminata da Cesena a Ronta lungo il fiume Savio, con visita notturna al sito di via Fornasaccia (22 giugno 2006). Numerose, nei pochi mesi decorsi dalla scoperta, le visite da parte di scolaresche e di associazioni culturali. Il Comune di Cesena, il Quartiere San Giorgio, l’Associazione Terre Centuriate Cesenati ed alcuni imprenditori stanno ora elaborando un’ipotesi progettuale finalizzata sia alla valorizzazione del patrimonio già scoperto, mediante interventi di restauro, consolidamento, protezione dagli agenti atmosferici e dai vandalismi, sia all’estensione degli scavi verso ovest per completare la conoscenza della reale estensione e importanza del sito.