Consiglio di Istituto
Verbale della seduta del 28/02/2007
Il giorno 28 febbraio 2007 alle ore 18 in un'aula dell'Istituto E. Fermi si riunisce il Consiglio di Istituto, presieduto dal Sig. Cioni, per discutere e deliberare sul seguente O.d.G.:
1) Il ruolo del Fermi nel quadro delle ipotesi di riforma dell'istruzione tecnico−professionale: interviene l'Assessore Provinciale all'Istruzione Silvia Facchini.
2) Rinnovo convenzione Assopiastrelle.
3) Programma di attività assembleari proposte dagli studenti.
Risultano assenti i seguenti Consiglieri: Fadil Mushani (studente); Patrizia Natali (genitore); Domenica Maurizi, Brunella Balestrazzi, Moreno Gennari (docenti); Cristina Tirelli (personale ATA).
1) Il ruolo del Fermi nel quadro delle ipotesi di riforma dell'istruzione tecnico−professionale.
Il Presidente del Consiglio presenta l'Assessore Facchini cui cede la parola perché presenti i progetti riguardanti, nel futuro, l'Istituto. L'Assessore dichiara di essere al Fermi su mandato della Giunta Provinciale per presentare l'avvio del percorso che vedrà come sbocco la statizzazione dell'Istituto e che deve, a partire da ora, essere delineato con l'apporto di tutte le parti coinvolte. Il percorso viene attivato ora, caduto il rischio di liceizzazione degli Istituti Tecnici, legato alla precedente riforma, e pubblicati gli ultimi documenti da parte del Governo: la Legge Finanziaria e il Decreto 7 del gennaio 2007. In primo luogo, il Governo ha esteso l'obbligo di istruzione fino ai 16 anni di età / 10 anni di scuola; il biennio previsto per la scuola superiore sarà unitario, cioè unico e uguale per tutti per assicurare agli studenti il raggiungimento di competenze e saperi essenziali equivalenti, con certificazione finale del raggiungimento degli obiettivi previsti. Il Decreto conferma l'attuale struttura scolastica con il mantenimento di Istituti Professionali, Istituti Tecnici , Licei. Il quadro generale srà però da regolamentare: devono essere ridotti gli indirizzi e ammodernati; deve essere ridotto il monte ore annuale di lezione; devono essere riorganizzate le discipline per potenziare laboratori, stages, tirocini. Inoltre prevede una ulteriore valorizzazione dell'istruzione tecnico−professionale post−diploma, (FTS), che andrà riportata all'interno di un più ampio previsto polo tecnico−professionale che andrà per ciascuna Provincia istituito in collaborazione con la Regione. Quest'ultimo ambito, della formazione post−diploma, può essere uno dei campi incui il Fermi può intervenire per studiare eventuali percorsi alternativi per chi non sceglie l'Università. La Provincia all'interno di questo panorama in cambiamento, ma senza sconvolgimento radicale dell'esistente, studia il modo per valorizzare la propria offerta formativa al territorio. Quello su cui si lavora è se il Fermi può rientrare in questa situazione da scuola di tipo statale. La Provincia, per altro, mantiene alcuni punti fermi:
1. non si modificano gli indirizzi del Fermi, con lo scopo di potenziare il triennio (il biennio non subirà sostanziali cambiamenti rispetto ad ora) perché rimanga all'interno del previsto polo tecnico−professionale. Con il livello di offerta che lo caratterizza;
2. garantire la massima continuità didattica: il personale di ruolo si discute con lo Stato in che modo e in quali tempi trasferirlo sotto di esso, data la disponibilità della Provincia a tenere in carico i docenti fino a quando sarà necessario. Il percorso si avvia ora, ma sarà alquanto lungo nei tempi; d'altra parte già ora alcune norme, regolamenti ed i curricula sono improntati ad un funzionamento uguale a quello delle scuole statali. Il prof. Manzini concorda che il progetto è condivisibile nella sua globalità, perché il Fermi può essere una ottima scuola anche sotto lo Stato. Il problema su cui puntare in assoluto è comunque il mantenimento delle competenze presenti nella scuola e ciò significa tenere conto anche del personale non di ruolo, ma da diverso tempo in servizio presso l'Istituto. Il prof. Manfredi ricorda che quella della FTS è un'esperienza che finora ci ha coinvolto poco perché la nostra scuola si trova al di fuori dello Stato. D'altra parte, il Fermi è stato finora attivo in esperienze di livello elevato verso cui pochi altri Istituti hanno dimostrato interesse. Per garantire continuità in questo senso, il problema è proprio quello delle persone: da alcuni anni sono state molto poco le immissioni in ruolo mentre stanno aumentando i docenti vicini al traguardo del pensionamento e quindi ancora più forte emerge il rischio di una dispersione di competenze. E il problema riguarda anche la Presidenza, su cui deve essere garantita una certa continuità. Questi rischi sono forti anche perché se, come previsto, i tempi saranno lunghi, nell'intervallo i problemi non potranno che emergere in maniera forte. Fondamentale, per esempio, è trovare il modo di stabilizzare i docenti ingegneri, necessari in una scuola di orientamento tecnico. Il sig. Prampolini sottolinea che il rischio sottolineato dai docenti diventerà quasi una certezza, date le regole di movimento dei docenti che vigono sotto lo Stato. Il Fermi, nell'opinione dei genitori, è il fiore all'occhiello della Provincia e perderlo, nel lungo termine, sarebbe un peccato. Inoltre, non sono chiari i vantaggi di questa operazione, così come se è inevitabile e la Giunta ha già deciso. Il sig. Montorsi pone alcuni dubbi: come garantire in un Fermi statale la capacità di un corpo docente che viene assunto con regole diverse?; un personale non vagliato nelle sue competenze può garantire un analogo livello culturale, quale quello finora espresso?; come mantenere intatto il rapporto finora privilegiato tra l'Istituto e il tessuto produttivo del territorio senza che il trasferimento sotto lo Stato indebolisca questo legame? Il Preside sottolinea che l'Assessore pone due problemi di cui uno indipendente dalla statalizzazione: il Fermi si deve adattare ad un contesto che sta cambiando e questo indipendentemente dalla sua posizione giuridica. Il lavoro di cambiamento si sta già facendo. Già ora nel nostro territorio abbiamo esempi diversi di scuole statali fortemente legate al tessuto produttivo ( l'agrario, il Ferrari, il Don Milani...), quasi tutte le scuole tecniche mantengono questi rapporti e legami col contesto che le circonda. Quello che effettivamente permane è il problema tecnico−operativo, quello del personale, elemento peraltro comune in tutto il panorama scolastico nazionale. La questione è che ci sono persone che lavorano qui da anni avendo maturato competenze specifiche e rischiano di essere scavalcate da chi magari ha rifiutato precedenti proposte di incarichi di supplenza offerte dall'Istituto. Il livello dell'offerta formativa non è un problema perché le possibilità anche sotto lo Stato di poter continuare a lavorare verso l'alto non mancano, soprattutto se la Provincia non sospende la sua partecipazione alle necessità di spesa della scuola. Il prof. Manzini ribadisce che la chiave della continuità nella valorizzazione dei laboratori è un elemento fondamentale. Il prof. Martignani si dice non preoccupato dal punto di vista dell'aspetto didattico, perché variazioni e adattamenti sono da sempre il modo di lavoro dei docenti. L'idea di collegarsi ulteriormente al territorio è positiva. Per quel che riguarda l'FTS e i corsi di eccellenza, finora hanno dato vita a pessime esperienze poiché questo settore è lasciato in mano ad enti non in grado di operare al meglio (mancanza di docenti e di laboratori interni, per esempio) e non prevede alcun limite all'ingresso degli aspiranti (corsi frequentati da studenti non provenienti da scuole legate ai contenuti offerti dai corsi stessi). Se si vuole affrontare questo tema, bisogna prima mettere alcuni elementi basilari a punto. Aspetti positivi? Innanzitutto il risparmio per la Provincia; Ma se viene gestito male, va a ricadere come effetto negativo sul futuro dei nostri studenti. Il prof. Manfredi ricorda che anche il numero chiuso, peraltro inevitabile, ha contribuito a garantire un certo livello di offerta della scuola; con gli spazi attuali, tutti pieni e sfruttati, non è comunque pensabile poter supportare un eventuale numero degli studenti. Le indicazioni qui fornite sono legate a questo Governo; quello che preoccupa è che in caso di intoppi il processo si possa fermare e l'Istituto rimanere in un limbo di incertezza che potrebbe ulteriormante aggravare una situazione già intricata. L'Assessore risponde alle domande ed obiezioni poste. I Decreti citati è vero, sono garantiti solo sulla base della permanenza del Governo. Il percorso che si apre sarà lungo e in rapporto continuo con la Regione e il Ministero, ma sulla base di precise condizioni che devono essere rigorosamente rispettate. Oggi sono state date conferme, ma anche accentuazioni su cui bisogna insistere: prima di tutto la stabilità del personale. Come? Questo dipende dal confronto che sta per iniziare con le organizzazioni sindacali per quel che riguarda i precari e dalle norme attualmente in vigore (anche alla luce del Decreto Bersani) per il personale degli enti pubblici e per il personale di ruolo. Dentro questa salvaguardia di competenze rientra anche quella della salvaguardia delle competenze della Presidenza. L'Assessore dichiara la propria disponibilità a tornare a scuola per confrontarsi ulteriormente su questo tema.
2) Rinnovo convenzione Assopiastrelle.
Il prof. Martignani riferisce al Consiglio che la convenzione è in vigore da sei anni, rinnovabile ogni tre e che quindi quest'anno verrà firmato il suo rinnovo. Lo stanziamento previsto per il prossimo triennio è di 57.000€e verrà destinato ai seguenti capitoli di spesa: aggiornamento dei docenti, visite di istruzione in aziende del comprensorio, conferenze tematiche con esperti del settore, stages estivi di circa 15−16 studenti tra quarto e quinto anno guidati da un docente dell'Istituto, orientamento ai diplomandi con ex studenti attualmente occupati nel settore ceramico, potenziamento del sito Internet, acquisto strumentazione di laboratorio, volantino che pubblicizza le attività della scuola.
3) Programma di attività assembleari proposte dagli studenti.
Il Preside rifwerisce al Consiglio che gli studenti hanno chiesto il permesso di svolgere le attività assembleari cui hanno diritto nell'arco dell'anno, accorpando quelle che finora non hanno svolto. Nel nostro Regolamento è scritto che la decisione è demandata alla norma generale, quindi deve essere autorizzata dal Consiglio, specie se vengono chiamate persone esperte in qualità di esperti; deve essere inoltre garantita la sorveglianza da parte del personale docente. Giulia Spattini ritiene che le prima cosa da decidere dovrebbe essre la data, per poter provvedere a contattare le persone esterne che verrebbero invitate ad intervenire. Chiede se è possibile fare intervenire studenti da altre scuole per mettere in piedi una aula musica con piccoli gruppi che suonano dal vivo. Il programma è ancora approssimativo perché senza le date non si sono potuti definire i dettagli e c'è fino ad ora anche stato un certo disimpegno da parte degli altri studenti. Il prof. Manfredi sostiene che per prima cosa, ancora prima delle date, bisogna verificare gli spazi, le capienze e il rispetto delle norme sulla sicurezza. Il sig. Montorsi e il prof. Manzini si dicono non pregiudizialmente contrari, ma ritengono i programmi presentati non chiari e con argomenti e temi poco motivanti. Il sig. Montorsi, a fronte delle verifiche da lui stesso condotte durante lo svolgimento negli anni passati di iniziative similari, si dichiara contrario a riproporre forme continuative di attività autogestite, ma favorevole piuttosto all'utilizzo di giornate non contigue per discussione su problemi culturalmente e socialmente forti. La prof. Nerini propone di concedere un ulteriore margine di tempo agli studenti per procedere ad una verifica presso i compagni dell'interesse verso l'iniziativa proposta, attraverso anche la formulazione di proposte di interesse classe per classe. Se questo interesse verrà riscontrato e gli studenti elaboreranno un programma più dettagliato su sui il Consiglio possa deliberare, ci si tornerà a riunire senza problemi per una decisione definitiva. La proposta viene accettata.
Terminata la discussione, la seduta viene sciolta alle ore 20.45.
Il Presidente del Consiglio di Istituto
Giuseppe Cioni
Il verbalizzatore
Silvia Nerini